Product placement: la mia intervista a Striscia La Notizia9 min DI LETTURA

intervista Ines Pesce

Quanto può guadagnare un personaggio televisivo da un contratto di product placement?

Si tratta del quesito a cui sono stata chiamata a rispondere ad uno degli inviati del programma Striscia La Notizia alla ricerca di dettagli sui contratti di product placement televisivi. La curiosità sul tema è partita dal fatto che nelle scorse settimane sono arrivate alla redazione delle segnalazioni circa la presunta sponsorizzazione di un brand da parte di una nota conduttrice e giornalista tv. 

Ad indagare sul Product Placement e sul valore dei contratti di ingaggio Pinuccio e Max Laudadio. 

Qui la mia intervista:

Parlano gli esperti: quanto vale la visibilità di un prodotto in tv?

Ma cos’è il product placement?

Il product placement è una tecnica di marketing che consiste nell’inserimento di prodotti o marchi all’interno di contenuti mediatici, come film, serie TV, programmi televisivi, video musicali o videogiochi, al fine di promuoverli in modo subliminale o esplicito. L’obiettivo è far sì che il prodotto o il marchio venga esposto al pubblico in modo naturale e integrato nella storia o nel contesto visivo.

Il product placement ha origini antiche – può essere tracciato fin dai primi anni del cinema – ma è diventato particolarmente diffuso e rilevante negli ultimi decenni con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa, diventando particolarmente diffuso e riconosciuto come una tecnica di marketing negli anni ’80, con l’aumento delle produzioni cinematografiche e televisive, assumendo un ruolo chiave nelle strategie di marketing delle aziende, poiché offriva un modo efficace per promuovere i loro prodotti o marchi a un vasto pubblico. 

Film e serie TV di successo hanno iniziato a presentare in modo evidente e intenzionale prodotti e marchi riconoscibili, sfruttando l’influenza e l’attenzione che questi contenuti mediatici generavano.

Da allora, il product placement è stato utilizzato in diversi settori, tra cui il cinema, la televisione, la musica, i videogiochi e persino gli eventi sportivi. È diventato un’importante fonte di entrate per le produzioni mediatiche e una forma di promozione commerciale sempre più popolare.

Con l’avvento delle piattaforme digitali e dei social media, il product placement si è esteso anche a contenuti online e influencer marketing, offrendo nuove opportunità per promuovere prodotti e marchi in modi creativi e mirati.

Differenza tra product placement e pubblicità occulta

Il product placement e la pubblicità occulta sono due concetti distinti che riguardano l’inserimento di prodotti o marchi in contenuti mediatici, ma con delle differenze significative. Il product placement, o pubblicità indiretta, si riferisce all’inserimento intenzionale e consapevole di prodotti o marchi all’interno di contenuti mediatici, come film, serie TV o programmi televisivi. L’obiettivo del product placement è promuovere in modo subliminale o esplicito i prodotti o i marchi inseriti, sfruttando l’influenza e la visibilità dei contenuti mediatici. Tuttavia, il product placement viene di solito dichiarato o reso riconoscibile al pubblico, ad esempio attraverso l’etichettatura o il riferimento verbale. La pubblicità occulta, d’altra parte, si riferisce a un’azione non dichiarata o subdola di promozione di prodotti o marchi all’interno di contenuti mediatici, senza che il pubblico sia consapevole della finalità promozionale. Questo può includere situazioni in cui i prodotti vengono presentati o utilizzati in modo non riconoscibile o ingannevole, facendo apparire l’inserimento come parte integrante della trama o della narrazione del contenuto mediatico. La differenza principale tra product placement e pubblicità occulta è quindi la trasparenza e la consapevolezza da parte del pubblico. Nel product placement, il pubblico è consapevole dell’inserimento promozionale e viene riconosciuta la presenza del prodotto o del marchio. Nella pubblicità occulta, invece, l’inserimento promozionale è svolto in modo non dichiarato o nascosto, cercando di influenzare il pubblico senza che questo si renda conto della finalità pubblicitaria. È importante notare che la pubblicità occulta è spesso considerata come una pratica poco etica e può violare le normative sulla trasparenza e l’onestà nella pubblicità in diversi paesi. Al contrario, il product placement viene generalmente regolamentato da linee guida o normative che richiedono la trasparenza e il riconoscimento dell’inserimento promozionale. In Italia, il product placement è regolamentato dalla legge n. 249 del 31 luglio 1997 e dal Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. Secondo la normativa italiana, il product placement deve essere riconoscibile dal pubblico e non deve essere ingannevole. I contenuti che includono product placement devono essere chiaramente contrassegnati con un’apposita segnalazione visiva o verbale, al fine di informare il pubblico che si tratta di un’attività di promozione.

Differenza tra pubblicità occulta e pubblicità ingannevole

La pubblicità occulta e la pubblicità ingannevole sono due concetti distinti ma correlati, entrambi legati alla promozione di prodotti o servizi in modo fuorviante o poco trasparente. Tuttavia, ci sono delle differenze chiave tra i due concetti:

  1. La pubblicità occulta si riferisce all’inserimento non dichiarato o subdolo di prodotti o marchi all’interno di contenuti mediatici, come film, serie TV o programmi televisivi. L’obiettivo è promuovere il prodotto o il marchio in modo subliminale o non evidente al pubblico, facendo apparire l’inserimento come parte integrante della trama o della narrazione. La pubblicità occulta cerca di influenzare il pubblico senza che questo si renda conto della finalità promozionale. Questa pratica è considerata poco etica e può violare le norme sulla trasparenza nella pubblicità.
  2. La pubblicità ingannevole si verifica quando un’informazione pubblicitaria è falsa, fuorviante o ambigua, e può portare il consumatore a trarre conclusioni errate o fuorvianti sulla natura del prodotto o sulla sua qualità. Questa pratica può includere false dichiarazioni, omissioni di informazioni rilevanti, presentazione fuorviante dei risultati o utilizzo di testimonianze fittizie. L’obiettivo della pubblicità ingannevole è quello di manipolare il consumatore inducendolo a prendere decisioni di acquisto basate su informazioni fuorvianti o false.

In sintesi,

la differenza principale tra pubblicità occulta e pubblicità ingannevole risiede nella modalità di presentazione dell’informazione promozionale.

La pubblicità occulta cerca di promuovere un prodotto in modo sottile o nascosto all’interno di contenuti mediatici, senza dichiararlo apertamente. La pubblicità ingannevole, invece, utilizza informazioni fuorvianti o false per influenzare le decisioni di acquisto del consumatore.

Entrambe le pratiche sono considerate poco etiche e possono violare le normative sulla pubblicità in vari Paesi, che richiedono trasparenza, veridicità e correttezza nell’informazione fornita ai consumatori.

Quanto costa ad un’azienda fare product placement?

Il costo del product placement può variare significativamente in base a diversi fattori, tra cui la popolarità del contenuto mediatico in cui viene inserito il prodotto, la durata e la visibilità dell’inserimento, il pubblico di riferimento e il grado di personalizzazione richiesto.  

Alcuni prodotti o marchi potrebbero richiedere un investimento più elevato per essere inseriti in produzioni di grande successo, come film, programmi o serie TV di grande popolarità. Questi contenuti mediatici possono richiedere accordi finanziari più consistenti per garantire un posizionamento prominente e una maggiore esposizione del prodotto.

Altri fattori che possono influenzare il costo del product placement includono la durata dell’inserimento (ad esempio, se appare solo in una scena o è presente per l’intera durata del contenuto), la visibilità dell’inserimento (ad esempio, se è un’inquadratura ravvicinata o solo un breve accenno), e il pubblico di riferimento del contenuto mediatico (ad esempio, se raggiunge una vasta audience o un pubblico di nicchia).

Inoltre, il grado di personalizzazione dell’inserimento può influenzare il costo. Ad esempio, se è richiesta una sceneggiatura ad hoc, modifiche alla trama o interazioni specifiche con i personaggi, ciò potrebbe comportare costi aggiuntivi.

È importante notare che i costi del product placement possono variare notevolmente e non esiste una tariffa standard. Gli accordi finanziari e i negoziati dipenderanno da una serie di fattori specifici al caso e saranno stabiliti attraverso negoziazioni tra le parti coinvolte, come il marchio, la casa di produzione o il distributore del contenuto mediatico.

In sintesi, il costo del product placement può variare notevolmente e andare da zero a infiniti euro. 

Quando è vietato fare product placement?

In generale, le categorie di prodotti che potrebbero essere limitate o proibite dal sottoscrivere un contratto di product placement dipendono dalle leggi e dalle normative specifiche di ciascun Paese. Tuttavia, ci sono alcune categorie di prodotti che tendono ad essere soggette a restrizioni più comuni. Ecco alcune di esse:

  1. Tabacco: In molti Paesi, il product placement di prodotti del tabacco è proibito o fortemente regolamentato a causa delle restrizioni sulla pubblicità del tabacco e delle preoccupazioni per la salute pubblica.
  2. Alcolici: Alcuni paesi hanno restrizioni sul product placement di bevande alcoliche, specialmente quando si tratta di contenuti destinati a un pubblico giovane o quando la promozione potrebbe incoraggiare il consumo eccessivo o irresponsabile di alcol.
  3. Farmaci e prodotti sanitari: Il product placement di farmaci o prodotti sanitari potrebbe essere soggetto a regolamentazioni e restrizioni, specialmente quando riguarda farmaci con prescrizione medica o prodotti che promettono benefici per la salute senza adeguati supporti scientifici.
  4. Alimenti e bevande non salutari: In alcuni casi, i paesi potrebbero limitare o proibire il product placement di alimenti o bevande considerati non salutari o dannosi per la salute, come cibi ad alto contenuto di zucchero, grassi saturi o sodio.
  5. Armi e prodotti pericolosi: Il product placement di armi, esplosivi o altri prodotti pericolosi può essere soggetto a restrizioni o limitazioni, a causa delle preoccupazioni per la sicurezza pubblica.
  6. Prodotti per adulti: Alcuni paesi potrebbero applicare restrizioni al product placement di prodotti per adulti come giocattoli erotici o prodotti per l’intrattenimento per adulti.

Queste sono solo alcune delle categorie di prodotti che potrebbero essere soggette a restrizioni nel contesto del product placement. 

I giornalisti possono sottoscrivere contratti di product placement?

In generale, i giornalisti dovrebbero evitare di avere contratti di product placement o di promuovere prodotti o marchi in modo diretto o implicito. L’etica giornalistica richiede l’obiettività e l’indipendenza nella presentazione delle notizie e delle informazioni, evitando conflitti di interesse che potrebbero influenzare la credibilità e l’integrità del giornalismo.

La promozione di prodotti o marchi da parte dei giornalisti potrebbe essere considerata una violazione dell’etica professionale, poiché potrebbe influenzare la loro imparzialità nell’informare il pubblico. I giornalisti sono tenuti a fornire informazioni obiettive, verificate e imparziali, evitando qualsiasi forma di pubblicità o promozione commerciale.

Tuttavia, è importante notare che le situazioni possono variare in base alle circostanze specifiche e alle politiche interne di ciascuna organizzazione giornalistica. In alcuni casi, potrebbe esserci una chiara separazione tra i giornalisti e il reparto commerciale dell’azienda di media, che si occupa di attività pubblicitarie e di product placement. In ogni caso, l’indipendenza e l’imparzialità dei giornalisti dovrebbero sempre essere preservate per mantenere l’integrità dell’informazione giornalistica.

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Ines Pesce

Chi sono

La comunicazione e il marketing che hanno spinto ogni mia scelta sin da ragazzina sono, finalmente, oggi il mio lavoro. Quel lavoro che svolgo con passione e che mi spinge ad ampliare le conoscenze e competenze ogni giorno, a studiare, sperimentare e non sentirmi mai arrivata.

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